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Open banking: cos’è e come impatta sull’azienda

L’open banking rappresenta una nuova visione per i servizi finanziari e bancari. È stato introdotto dall’ultima direttiva europea sui pagamenti digitali (l’ormai celebre PSD2), entrata in vigore lo scorso 14 settembre, e galvanizzerà il mercato perché abiliterà l’adozione di strumenti finanziari più efficienti e versatiliProprio da questa necessità è nato il concetto di open banking: offrire più competitività nel mercato dei pagamenti digitali e snellire gli ostacoli burocratici necessari per farne parte. I vantaggi per le aziende? Tanti. A partire dalla possibilità per imprenditori e responsabili amministrativi di scegliere tra un maggior numero di servizimigliori rispetto a prima, con benefici nella gestione quotidiana delle finanze e della contabilità. Un approccio galvanizzante per l’intera impresa perché abilita un nuovo modo di programmare l’attività e i propri obiettivi. 

 

L’open banking è un nuovo futuro. Il merito è delle API 

Alla base dell’open banking c’è l’apertura alle società di terze parti dei dati, che, fino a poco tempo fa, erano in mano solo agli istituti bancari. Naturalmente, su consenso esplicito del cliente. Nello specifico, si parla delle API (Application Programming Interface), ossia di codici “ponte” che permettono a un’applicazione di comunicare con un’altra usufruendo delle informazioni di quest’ultima. L’apertura delle API delle banche permetterà alle aziende di terze parti di accedere alle informazioni relative ai conti correnti degli utenti per integrarle all’interno dei propri servizi di pagamento digitali. Secondo l’indagine “Building a commercially viable European payments model: A transformation agenda for generating revenues and reducing complexity” di PwC, i professionisti del settore si aspettano che il 93% dei consumatori sia disposto a condividere i propri dati con le terze parti. 

 

I requisiti dell’open banking

Non tutte le aziende potranno accedere alle API delle banche: soltanto quelle certificate e approvate potranno farlo. Per adempiere agli obblighi normativi imposti dalla PSD2 europea e, quindi, fornire servizi di pagamento digitali evoluti, le società di terze parti devono essere in possesso di due specifici certificati legati alla sicurezza. In particolare, si fa riferimento al certificato di autenticazione web qualificato (QWAC) ed eSeal qualificato (QsealC). Entrambi devono essere emessi da fornitori di servizi fiduciari qualificati e sono stati pensati specificamente per la PSD2 e per proteggere le informazioni dei clienti e per “firmare” le transazioni in sicurezza. Tali certificazioni hanno un costo per l’azienda che li richiede, ma sono necessari per adempiere alla normativa e per garantire ai clienti la sicurezza che la stessa PSD2 standardizza. 

 

Open banking: un mercato aperto che abilita servizi migliori 

Concretamente che tipo di impatto possiamo aspettarci dall’open banking? Un nuovo mondo di servizi per i clienti privati e le aziende. Soprattutto, fornirà loro nuovi strumenti più efficaci. Per esempio, un servizio potrebbe permettere di avere sott’occhio, con un’unica applicazione, molteplici conti correnti; un altro potrebbe, invece, automatizzare in maniera facile e veloce pagamenti ricorrenti verso uno stesso destinatario oppure garantire una facile comparazione dei servizi sul mercato. Ulteriori vantaggi, inoltre, saranno abilitati all’interno dei software di gestione finanziaria. La PSD2 e l’open banking permetteranno, infatti, di sfruttare i dati di tutte le banche europee all’interno di uno stesso software. Un’evoluzione potente della gestione contabile che, fino a oggi, ha dovuto ragionare soltanto a livello italiano. I dati di tutte le banche europee, obbligate, come detto, ad aprire i propri server ad approvati TPP, possono essere integrati in un solo software.


Sempre più transazioni digitali. Avanzano le Big Tech

Il rapporto “World Payments Report 2018” di Payments Card & Mobile ha stimato che il volume delle transazioni effettuate con mezzi alternativi al contante crescerà del 12,7% a livello mondiale fino al 2021 e del 6,8% nell’eurozona. Le proposte nate sotto l’ala dell’open banking saranno la linfa vitale di un ecosistema di pagamenti digitali più moderno e flessibile, e renderanno la concorrenza ancora più accesa. Tra i vantaggi prevedibili ci saranno costi inferiori per il cliente finale rispetto al passato e l’arrivo sul mercato di servizi pensati per usare in modo più produttivo il proprio tempo. L’open banking, in particolare, crea un terreno fertile per servizi mirati a esaudire esigenze molto specifiche. 

In questo scenario si sta consolidando la presenza delle società tecnologiche che per anni hanno agito al di fuori del segmento finanziario: le Big Tech (Google, Apple, Facebook, Amazon, Alibaba, etc). Queste grandi multinazionali hanno già oggi un’impronta molto grande nelle transizioni digitali. Già nel 2016, l’8,6% delle transazioni digitali (su un volume di 41,8 miliardi) erano stati gestiti da portafogli elettronici (e-wallet), di cui il 71% in mano alle Big Tech. Gli e-wallet hanno anticipato le caratteristiche che la PSD2 ora intende abilitare su tutto il mercato finanziario europeo: un’esperienza utente fluida e intuitiva oltre che personalizzata; un ecosistema digitale; premi per la fedeltà dei consumatori e nuove fonti di ricavi.

A cosa serve l’open banking?

Un’azienda potrà sfruttare questi nuovi servizi digitali di pagamento per semplificare la sua gestione finanziaria e amministrativa. Poter fruire di un’unica piattaforma per la gestione contemporanea di più conti correnti (anche da banche differenti) abilita un nuovo modo di lavorare e rende più efficiente e produttivo il tempo di lavoro. Le imprese potranno, inoltre, essere supportate nella gestione automatica della contabilità e nella definizione dei piani per il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Gli imprenditori e i responsabili amministrativi potranno prendere decisioni migliori e in modo più rapido, grazie a strumenti contabili più efficaci. L’open banking aiuterà, per esempio, le aziende che devono gestire flussi bancari regolarmente abilitando una visione imprenditoriale più efficace e integrata. La contabilità diventa, in questo modo, un abilitatore per la semplificazione dell’attività amministrativa e la leva per aumentare la crescita dell’impresa. 

 

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